L’idea è venuta da sé, naturale come la destinazione: Islanda.

Nell’ambito di un progetto ampio, se non addirittura sterminato, trovare il punto di partenza può essere faticoso e impegnativo, almeno quanto mantenere la giusta direzione ed evitare divagazioni. Nel mio caso la soluzione si è presentata alla mia porta prima ancora che io mi ponessi il problema e, ad essere onesti, prima che mi fosse chiaro il quadro generale in cui l’idea si sarebbe collocata.

 

Non ci vuole un acuto osservatore per capire che l’Islanda è per me ad oggi una destinazione d’elezione, il contenuto di un pensiero che mi accompagna come per alcuni quello di un proprio desiderio, ma concludere che sia solo un gusto personale a determinare la sua onnipresenza in questo “non luogo” è riduttivo e fuorviante.

 

La prima volta che sono stata sull’Isola era d’inverno, nel Febbraio 2015, per concretizzare un sogno lasciato per troppo tempo a fare la muffa nella cassettiera dei “vorrei”; la seconda volta si è imposta da sé, nessun desiderio covato a lungo, un’urgenza sorta dopo il primo viaggio, una volta realizzato l’impatto che quel luogo aveva avuto: non sono stata solo io a guardare lui e a camminarci dentro, ma anche lui è entrato in me e ha prodotto dei cambiamenti, il primo dei quali è stato quello di riordinare gli eventi del mio passato dando loro una coerenza che sino ad allora non ero mai riuscita ad intuire.

Avevo bisogno di più tempo in quel luogo e di maggiore solitudine per mettere a  fuoco le mie stesse domande e per provare a cercare le prime risposte

Che qualcosa stia accadendo tendo a capirlo dalle domande che sorgono incessanti

Che qualcosa stia accadendo tendo a capirlo dalle domande che sorgono incessanti, senza che si pongano il problema che io sappia trovare una risposta a ciascuna di esse, né prima né poi. E così è stato in Islanda, con in più la constatazione che c’era un filo rosso ad unirle tra loro e alla mia storia: domande che nascevano dall’ambiente che mi stava intorno, domande che chiedevano confronti tra il luogo in cui ero e le persone che lo abitano e il mio luogo di provenienza e la mia cultura, domande alle quali fatico a trovare risposte che mi paiano convincenti ed esaustive.

 

L’ultimo giorno del mio secondo viaggio è stato pieno di nostalgia per quella terra che, in relazione a me, smuoveva pensieri e sensazioni. Allora ho capito che avevo bisogno di più tempo in quel luogo e di maggiore solitudine per mettere a fuoco le mie stesse domande e per provare a cercare le prime risposte.

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#destinationIceland: l’inizio del Progetto Habit@

Se il vento ti costringe a una sosta imprevista e di durata altrettanto imprevedibile lungo il tuo viaggio, il pensiero che sia la meteorologia a dettare le regole del vivere e non la pianificazione serrata a cui sei abituata sorge spontaneo e, nel momento in cui i contorni dell’idea ti sono chiari, ci sono altrettanti preconcetti che iniziano a franare:

  • l’idea illusoria che si abbia il controllo su qualcosa o di qualcosa;
  • la sicurezza fasulla di essere superiori ai fenomeni naturali;
  • la futilità di alcune discussioni rispetto alla capacità di saper gestire rischi reali;
  • lo stupore di sentirsi meno minacciati in un luogo isolato piuttosto che lungo le strade di molti luoghi affollati.

Allora inizi a guardarti intorno e a guardare chi vive in quel luogo e, che ti piaccia o meno, riconosci che c’è una differenza che separa il tuo quotidiano dal loro, i percorsi dei tuoi pensieri rispetto ai loro. Vedere quella diversità diventa un modo per aprirti nuove strade con cui potresti arrivare a nuovi punti di osservazione di vecchi scenari, piuttosto che a paesaggi sino a poco prima sconosciuti.

 

Nell’imperversare della tempesta potresti trovarti a sorridere del fatto che, alla fine, quello che più ti accomuna a quel mondo straniero è la necessità di gestire i problemi del vivere umano, in bilico tra sogni di grandezza e fallibilità leggendaria.

Quello che più ti accomuna a quel mondo straniero è la necessità di gestire i problemi del vivere umano, in bilico tra sogni di grandezza e fallibilità leggendaria

La soluzione per te sta nel percepirsi in relazione all’ambiente che ti circonda.

Tra le tante cose che realizzi c’è che tu, sarà perché nata sotto il segno dei Pesci, hai la sensazione di sguazzare in ciò che ti circonda più che di tagliare l’aria nel tuo incedere- c’è sempre una resistenza nell’avanzare e c’è sempre qualcosa che ti resta addosso del passato, e credi che sia quello ad aver determinato il tuo percorso: il liceo classico per affilare gli strumenti necessari per entrare nel merito delle questioni e le scienze ambientali marine per amalgamare gli ingredienti della realtà che i più si ostinano a separare. La soluzione per te sta nel percepirsi in relazione all’ambiente che ti circonda.

 

Sei certa di non aver scoperto nulla, ma hai la sensazione di aver trovato il punto ideale in cui le premesse degli altri si uniscono a formare un punto di osservazione che possa spaziare in ogni direzione.

 

Ma come spiegarlo? Da dove partire? Che parole utilizzare?

 

Di risposte, tanto per cambiare, non ne hai.

Allora capisci che tutto quello che puoi fare è tradurre in azione la tua intuizione.

La raccolta dati in solitaria

35 giorni a disposizione per condurre uno studio pilota che abbia l’Islanda come campo d’azione e la relazione tra la sua popolazione e il suo territorio come oggetto d’indagine.

 

In pratica cercherò di trovare la risposta a domande del tipo:

  • che tipo di rapporto esiste tra la terra islandese e la gente che ci vive?
  • si parla di tutela ambientale? Da dove nasce la discussione? E’ un’esigenza emersa per il crescere dell’affluenza turistica o, magari, dal confronto con le legislazioni degli altri Stati? Oppure c’è una particolare cultura di rispetto per il territorio?
  • in quali azioni si traduce la tutela ambientale in Islanda? Stiamo parlando di avanguardia e di modelli che andrebbero applicati anche altrove oppure è la bassissima densità abitativa che semplifica la questione in partenza?
  • i cosiddetti “temi ambientali” sono oggetto di discussione diffusa oppure sono appannaggio dei centri universitari e di ricerca?

E per farlo parlerò con le persone che incontrerò, mentre altre le andrò a cercare: viaggiatori, volontari nei centri di tutela ambientale, membri di associazioni, titolari di strutture turistiche, studenti universitari. Quanto più variegate saranno le voci che riuscirò a sentire, tanto maggiore sarà l’affidabilità delle informazioni che riuscirò a ricavare.

 

Ovviamente un “po’” di preparazione sarà necessaria in modo da raccogliere i dati che già risultano disponibili, iniziare a costruirmi il mio personale punto di vista e avere una solida base su cui poggiare le discussioni e da cui sviluppare gli approfondimenti.

 

Le mie scoperte diventeranno un racconto a tappe che prenderà avvio nel blog e che, a partire dal 03 Agosto- data di inizio dell’avventura, confluirà nel Diario di viaggio.

Inizia la ricerca in solitaria: un suricato rappresenta The Half Hermit che guarda verso l