Chi sono2017-03-21T20:17:39+00:00

Chi sono: The Half Hermit

Ho sempre voluto essere altrove: un luogo era interessante sino a quando non ci arrivavo, una situazione era interessante sino a quando non l’avevo abitata per un istante.

Poi ricompariva il desiderio di andare altrove ed era un’urgenza, una sensazione fisica che ho sempre scambiato per fame.

 

Il mio luogo era il movimento, ma io non lo sapevo.

 

Il movimento richiede spazi infiniti, utilizza i confini solo per avere un riferimento e le parole per trovare contatti; non ha il suo senso nella direzione– in un andare verso, ma solo nell’andare altrove perché è nel suo essere né qui né là che può esistere e solo conoscendo il qui e il là impara il significato di essere sé stesso.

 

Non mi importa dove stia andando perché non credo ci sia una destinazione da raggiungere, un obiettivo da inseguire: mi muovo perché il mio Senso possa stare in equilibrio.

Non mi importa in quanto tempo raggiungerò la meta verso cui mi sto muovendo né se la raggiungerò: ciò che conterà sarà essere pronta al viaggio, pronta ad affidarmi alla meta- quale che sia, perché dispiegandosi mi dispieghi, oltre ogni aspettativa; pronta a cercare di capire e, quando penserò di avere capito, a cercare di capire meglio o di capire altro.

Non potrò andare ovunque, ma le infinite possibilità dell’esplorazione mi daranno la piena libertà per riuscire a costruire la mia personale mappa del mondo, specchio a due facce che mostrando l’altro mi mostra a me stessa.

 

Regalandomi

 ad ogni errore

l’opportunità di partire di nuovo.

Cosa posso credere? A chi posso credere?

 

Cosa conta davvero? Oppure: cosa conta di più?

 

Proclami contro il disinteresse e il disimpegno e proclami contro lo stress.

Proclami contro la fame nel mondo e contro l’obesità, contro l’industrializzazione che produce CO2 e contro le guerre che coinvolgono innocenti e costringono interi popoli all’arretratezza, contro la pioggia troppo intensa che porta distruzione e contro la sua assenza che distrugge i raccolti, contro i confini che limitano gli spostamenti e contro i rifugiati che al confine devono restare.

Notizie a milioni e pochi strumenti per riuscire a dare loro un ordine e potersi dire informati o per lo meno non sentirsi in affanno e confusi.

Parti, partiti, fazioni che parlano della stessa realtà come fossero mille diverse e inconciliabili.

 

Siamo davvero costretti a scegliere da che parte stare?

 

Con la tecnologia o con la natura, con il progresso o con l’equità sociale, con il successo o con la felicità. E’ davvero impossibile trovare un baricentro, un punto di osservazione che ci consenta di non avere ostacoli sulla traiettoria del nostro sguardo e che consenta alle nostre scelte di essere inclusive di ogni aspetto anziché parziali e, quindi, insoddisfacenti?

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Il segnavento come simbolo del modo in cui The Half Hermit guarda il mondo: vivere in relazione a anziché come parte di.

The half hermit

  • Vive in “in relazione a” anziché “come parte di”, cerca di restare sospeso anziché ancorarsi a qualcosa.

  • Crede che l’esperienza non possa che essere individuale, ma che sia piena solo quando prova ad essere condivisa.

  • Ha bisogno di solitudine per potersi distendere e poi cerca gli altri per mantenere l’equilibrio.

  • E’ curioso; distingue per capire.
  • Ha più paura di non capire che della paura.
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